giovedì 18 marzo 2010

A Bergamo pallavoliste "forgiate" e vincenti


Forgiate nel carattere dalle difficoltà. Un'affermazione che calza a pennello alle ragazze della Foppapedretti Bergamo, praticamente una succursale della nazionale azzurra di pallavolo campione d'Europa. Sempre in bilico sul filo di quell'equilibrio che non riesce mai a stabilire (come per tutte le altre pallavoliste) se sono più brave che belle o viceversa, loro con alterigia se ne fregano e continuano a schiacciare. Prendendosi anche qualche soddisfazione come aver battuto due volte a domicilio nel giro di cinque giorni le 'nemiche' di sempre della Scavolini Pesaro. Con la prima vittoria, Leo Lo Bianco e compagne, hanno ribaltato la sconfitta interna nell'andata dei play-off a 6 della Champions League e imboccato la strada di Cannes dove difenderanno il trofeo conquistato lo scorso anno. Con la seconda hanno vendicato la sconfitta subita nel girone d'andata.

Ragazze forgiate nel carattere... e non solo. L'intuizione, piuttosto immediata a dire il vero, è stata di uno degli sponsor, la Forgiatura Mamé, che per assonanza ha scelto la porzione di divisa sociale sulla quale collocare il proprio marchio. Guardate la foto, gentilmente concessa da Daniela Tarantini, e poi provate a dire che il responsabile del marketing (o chi per lui abbia preso la decisione) ha preso un abbaglio... o sia stato abbagliato!

mercoledì 17 marzo 2010

Giuliani (Bre Banca) alla fiera dell'ovvio


Alberto Giuliani (nella foto con Leonardo), allenatore della Bre Banca Lannutti Cuneo, formazione dell'A1 maschile di pallavolo, parlando dopo la visita a Milanello della sua squadra dalle colonne del Corriere dello Sport: «La maggior parte di loro erano più bassi dei miei». Sarà perché i suoi devono schiacciare oltre una rete alta 243 centimetri e quegli altri giocare limitandosi spesso a farlo 'terra terra'?

martedì 16 marzo 2010

A Monza 3600 spettatori, un patrimonio da preservare


Scrive Alberto Ambrogi su Cronaca Qui Milano:

La partita fra Gabeca Monza e Sisley Treviso giocata domenica pomeriggio al Pala Iper di Monza ha fatto registrare oltre 3600 spettatori, sfiorando il tutto esaurito. Un dato che deve far riflettere se si considera che si tratta della prima stagione di pallavolo nel capoluogo brianzolo: questa, infatti, non è altro che la squadra di Montichiari che, pochi giorni prima del via del campionato, era stata trasferita dal patron Marcello Gabana (poi tragicamente scomparso) dalla sua sede storica a Monza per beghe con l’amministrazione comunale monteclarense.
Nelle prime partite i ragazzi di Berruto hanno giocato davanti a spalti vuoti. Poi merito soprattutto dei clamorosi risultati sportivi conseguiti (l'Acqua Paradiso è quinta in classifica in condominio con Piacenza e Macerata e al PalaIper hanno vinto soltanto Trento e Forlì), domenica dopo domenica, hanno aumentato il seguito degli appassionati. Chi era al Pala Iper domenica scorsa e ha assistito a una delle più belle ed emozionanti partite della stagione, di certo tornerà domenica prossima per la sfida ai campioni d’Italia di Piacenza e poi per i playoff, quando la capienza di oltre 4000 posti dell’impianto monzese non bastare.
Tremilaseicento spettatori per una partita di pallavolo sono tanti, un dato nettamente superiore alla quasi totalità dei campi della Prima Divisione di calcio (la vecchia serie C1). Sono un patrimonio da presevare, sono 3600 persone che non si devono innamorare della pallavolo per poi essere deluse dall’ennesima chiusura. Monza ha trovato un pubblico da serie A e ora, se la presidentessa Giulia Gabana, dopo la scomparsa del papà, non se la sentisse di andare avanti qualcuno dovrà farsi avanti.

Una riflessione che condivido invitandovi a farlo perché un palazzetto pieno e in festa fa bene alla pallavolo.

sabato 13 marzo 2010

'Clamoroso al Massimino' con dedica al presidente dell'«amalgama»


"Clamoroso al Cibali". Frase da archivio storico del calcio, dai ieri è tornata più in auge di quanto lo fosse già. Chi bazzicca il variegato mondo del pallone italiano, infatti, la conosce bene tanto da tirarla fuori ogni volta che si vuole far diventare ponderabile l'idea dell'imponderabile.

Dopo 49 anni, però, il 'Clamoroso al Cibali', è tornato ad essere realtà nel senso più letterale del termine, con il Catania che batte l'Inter. Ma, nel frattempo, lo stadio di piazza Spedini ha cambiato nome diventando 'Angelo Massimino'. Quindi oggi sarebbe giusto dire 'Clamoroso al Massimino'. E non solo per il nome dello stadio ma per tutto quanto Angelo Massimino (scomparso nel 1996 in un incidente stradale sulla Catania-Palermo mentre andava a reclamare attenzione per il suo Catania) ha fatto per il calcio a Catania dove è stato presidente per 25 anni. Di lui si ricordano la genuinità e gli svarioni linguistici.

«Sto andando in un paese che non vi dico, a comprare due campioni brasiliani».

«C'è chi può e chi non può: io può!».

«I nostri tifosi ci seguono ovunque; in treno, in macchina, in nave, perfino con dei voli Charleston».

«Presidente, adesso con tutti questi giocatori nuovi mancherà certamente amalgama...» «Dimmi, Gigi (Prestinenza, giornalista che aveva fatto la domanda, ndr), in che squadra sta Amalgama, che lo compero!».

Senza di lui, senza le sue battaglie e senza il suo amore per il Catania Calcio, forse, non ci sarebbe stato un altro 'Clamoroso al Cibali'. Per questo, oggi, sarebbe giusto gridare 'Clamoroso al Massimino'.

venerdì 12 marzo 2010

Alessio Raciti vuole conoscere Mou, l'Inter lo invita al Massimino


Alessio Raciti, figlio dell'ispettore capo Filippo Raciti rimasto ucciso a Catania negli scontri seguiti al derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007, vuole conoscere Mourinho. Lo ha rivelato la vedova, Marisa Grasso, in un'intervista a 'Tuttosport'. E la società nerazzurra sta cercando di accontentarlo. Stamattina con una telefonata la signora Marisa e il figlio, tifoso rossonero sin da quando il Milan invitò il ragazzo alla merenda della squadra in occasione della partita al Massimino, sono stati invitati alla partita dalla società nerazzurra. E probabilmente Alessio riuscirà a stringere la mano allo 'Special One'.

Stasera per chi tiferà il ministro con doppia tessera?



Che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sia uno sfegata­to tifoso interista non è un mistero. L’ex ‘colonello’ di Alleanza Nazionale, oggi esponente del Partito della Libertà, fa sventola­re da sempre la sua bandiera nerazzurra che oppone con fierez­za alla fede calcistica del suo “capo” nel consiglio dei ministri, anche a Montecitorio dove fa parte sin da tempi immemorabili dell’Inter Club parlamentare che allinea personaggi trasversali. Ma Ignazio La Russa è anche paternese, ovvero nato a Paternò, comune da 50.000 abitanti in provincia di Catania. E dei rossazzurri del Catania ’46, il “nostro” è simpatizzante. Tanto da aver deciso, appena qualche giorno fa, di far parte dei soci fondatore del Club Catania Calcio 1946 costituito a Montecitorio (vedi post Trasversalità bipartisan... in nome del Catania '46). Altra “formazione” trasversale dove Ignazio La Russa, per esempio, posa sorridendo accanto all’ex ministro dell’Interno del Pd, Enzo Bianco. La domanda odierna, per il ministro a doppia tessera calcistica, è: “Per chi tiferà in tribuna d’onore al Massimino dove assisterà a Catania-Inter?”.

mercoledì 10 marzo 2010

Coppa vera o Coppa rifatta?



Tre giorni appena. E poi via. Una 'toccata e fuga' degna di un'amante capricciosa che vuole incontrare per l'ultima volta chi l'ha tenuta abbracciata, baciata, cullata. Anche se solo per una notte. La 'lei' capricciosa è la Coppa del Mondo, quella originale... sei chili di oro massiccio e malachite, sbarcata a Roma quattro giorni fa e ripartita ieri alla volta di Londra nel convulso 'Trophy Tour' griffato Coca Cola organizzato dalla Fifa. Ad accoglierla Gigi Buffon, l'amante attuale, e il più 'consumato' Bruno Conti che la cullò nell'anno di grazia 1982.

Poi il bagno di folla in piazza del Popolo. Le file infinite per scattare una foto alla teca (riflettente) nel rito più classico delle celebrazioni... quello del ricordo, per poter dire 'anche io c'ero'. Una frase che, a dire il vero, in tanti avevano creduto di poter pronunciare perché la fedele replica della Coppa del Mondo, che beninteso resterà per sempre nella cassaforte della Federcalcio pur essendo soltanto di leghe metalliche rivestita d'oro, gira per l'Italia da immemorabile tempo. E' stata la star di feste e sagre. Nel suo nome tutti si sono messi rigorosamente in fila per dire 'Anch'io c'ero'.



Peccato che non fosse la stessa alzata al cielo da Cannavaro e compagni... che sono stati i primi a non poterla portare a casa dopo la vittoria. Mettendo da parte i brasiliani che nel 1970, alla terza vittoria, la Coppa Rimet se la sono tenuta per sempre, la creazione dell'italiano Silvio Gazzaniga, prodotta dall'oreficeria Bertoni di Milano ed assegnata per la prima volta nel 1974, era sempre stata data in custodia alla nazione campione del mondo. Tradizione archiviata nel 2006, causa deterioramento, per il dispiacere di tutti coloro che erano certi di averla accarezzata davvero e non di aver fatto le fusa a una copia. Bella sì... ma, per rispettare lo specchio dei tempi moderni, più simile a un'amante siliconata che a una donna vera.